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Home My Blog - Il Mio Blog Allievi con talento o senza talento: la tragedia degli insegnanti

Allievi con talento o senza talento: la tragedia degli insegnanti

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L'altro giorno guardavo Academy di sfuggita e ho raccolto per caso una frase detta dalla Beltrami. Diceva, più meno, che i "belli" devono darsi da fare di più perché devono colmare una mancanza di cuore che invece i "brutti" in genere hanno.

Anche se in maniera un po' distorta, la Beltrami ha centrato un punto importante. Capita spesso che la passione più forte la si trovi nelle persone meno belle, meno esteticamente presenti, addirittura in quelle meno fisicamente portate. Questo è verisismo. Ma questa è la vera tragedia di chi insegna danza e ha a cuore i propri allievi.

E la tragedia è questa: cosa fare con gli allievi che hanno più amore della danza che per se stessi ma che non sono "graziati" dalle doti necessarie per diventare professionisti?

Tanto per cominciare, bisogna fare delle prime distinzioni.

Se il problema è unicamente quello del peso, si tratta di un falso problema. Per quanto difficile sia dimagrire per molte persone, farlo è possibile e chi ha il fuoco dell'arte potrà trovare la motivazione necessaria a raggiungere un peso adatto alla danza.

Ad ogni modo bisogna differenziare di che danza stiamo parlando. Se la vediamo "all'americana", ossia in quel modo di intendere il ballerino nella sua completezza, con la sua capacità di adattarsi ai generi e agli stili di ogni tipo di danza, allora i requisiti sono davvero molto generali. Ci vuole una certa presenza fisica, una forma fisica adeguata, un buon collo del piede, una notevole mobilità generale del corpo, tanto tanto tanto studio e un infinito di espressività.

Attenzione a quello che la televisione cerca di fare passare ultimamente: l'espressività è sempre la parte fondamentale di un'esibizione artistica.
Pensate ad esempio alla presenza scenica necessaria al semplice "stare". Alcuni la chiamano "monumental stillness", che si potrebbe tradurre come l'immobilità monumentale. Cioé, il semplice stare sul palco, fermi, o muovendosi appena, ma con talmente tanta forza che diventa grande come un monumento.

Questo deriva ovviamente dall'espressività, non certo dalle doti fisiche. L'espressività è quel "fattore K" che fa la differenza tra una persona e l'altra, quello che ci caratterizza, ciò che va oltre l'esecuzione tecnica. Il motivo per cui la danza non sarà mai uno sport sta tutto in questo fattore K.

Tuttavia è pur vero che certi doti servono. Come ho già detto, le più importanti sono la mobilità e la scioltezza. Nello specifico si possono poi trovare molti particolari. Il piede, la schiena, il collo, le braccia e le gambe (le leve o linee) e così via. Questi aspetti però sono importanti in alcuni generi e meno per altri. Se un collo del piede eccezionale è una dote primaria nella danza classica, diventa un po' meno interessante nella danza contemporanea fino a diventare di secondo piano nella danza jazz. Passando dall'altro lato, ossia nella danza hip hop, il collo del piede è del tutto indifferente. Un discorso simile si può fare quasi per ogni caratteristica fisica che ho accennato prima.

A questo punto torniamo alla domanda iniziale. Personalmente ho avuto a che fare con ragazze che avevano una passione sfrenata per la danza, special modo per la danza classica, ma che non avevano assolutamente le doti per poterla praticare ad un certo livello (diciamo semi-pro). Parliamo di un genere che è in assoluto il più selettivo di tutti e anche dove il fattore K ha meno importanza rispetto al resto (provate a confutare quest'affermazione con una buona dose di esempi). Ecco... in questo caso... come comportarsi?

Beh, se ci fosse una risposta non sarebbe una tragedia. Lo è perché ti ritrovi ad avere un dovere a spiegare all'allievo come stanno le cose, per evitare che si faccia troppi viaggi mentali, ma allo stesso tempo non vuoi farlo soffrire dicendo cose brutte.

Allora per non rimanerci male ti tieni la cosa per te, magari cercando di far virare il gusto dell'allievo verso altri generi (di solito si riesce a far passare dalla classica al contemporaneo così come dal contemporaneo al jazz e dal jazz all'hip hop), sperando in bene. Però quello che succede è che spesso ci si ritrova a seguire le peripezie di un allievo che cerca in tutti modi di dare il 10000% in qualcosa in cui non riuscirà mai. Davvero, è straziante seguire qualcuno che annaspa e si arrampica e rimane con l'acqua alla gola sapendo che il suo supplizio non finirà.

Ecco perché è un dovere spiegare le cose come stanno. Per quanto difficile sia. Sicuramente nella maggior parte dei casi, si rischia di inimicarsi l'allievo. E questo fa male. Ma non c'è niente da fare!

Tutto questo discorso ovviamente è in realtà ESTREMAMENTE diverso da quello che fanno alcuni "snob" televisivi, come la Celentano in Amici. Dire che una persona non ha le caratteristiche fisiche per fare uno specifico genere di danza non significa in alcun modo pregiudicare la sua possibilità di diventare un ottimo professionista in un altro genere.

A ben vedere tutte queste menate partono e ruotano proprio intorno alla danza classica, diminuendo al suo allontanamento.

Ecco perché da anni insegno e vivo solo hip hop. Dev'essere stato questo aspetto meno formale, più libero, più forte, che viene da dentro, che mi ha conquistato otto anni fa ed è lo stesso motivo che mi ha fatto definitivamente lasciare il jazz.

Da qui potrei partire spiegando la differenza fondamentale tra la danza classica-contemporanea-jazz e la danza hip hop. Ma questa è un'altra storia. Per la prossima puntata!

Last Updated ( Friday, 22 May 2009 19:45 )  

Newsflash

Ecco a voi il primo mix della coreografia dei Passion. E invece questo è il primo mix della coreografia dei Nervous. Non sono definitivi ragazzi, quindi occhio!