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Perché si balla?

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Perché si balla? O meglio... perché si fa danza?

Questa è una domanda che potrebbe sembrare stupida, ma in realtà è davvero fondamentale e rappresenta un altro tipico problema con cui gli insegnanti devono fare i conti. Il discorso si deve fare in due livelli: da un punto di vista artistico e da un punto di vista personale, allievo per allievo...


Da un punto di vista artistico, tanto per inquadrare il discorso, la danza è un'arte performativa (performing arts). In quanto arte è quindi un mezzo di espressione. Serve cioè ad esprimere qualcosa, che sia una serie di emozioni e stati d'animo o una storia. Può essere quindi sia espressione interiore o narrativa. Ma comunque deve in qualche modo portare con sé un messaggio o un significato. Ci siamo fino a qui?

Ora... vero che si tratta di un'arte, ma vero anche che si tratta di un'arte performativa. Quindi per sua natura, richiede che la sua "funzione artistica" avvenga tramite l'esecuzione di una performance. Per capirci, un pittore non va in un museo a far vedere come dipinge il quadro. Si guarda il quadro una volta finito.Le arti performative ovviamente sono diverse. Quindi il pubblico diventa fondamentale per il danzatore, che non vive se non di fronte alla propria audience.

Credo che non si debba avere paura di andare su un palco a fare quello in cui si crede. Creare qualcosa con coraggio e dignità è sempre un giusto atto artistico. Bisogna però avere anche la coscienza di capire che ci sarà un pubblico che valuterà la nostra opera e ne decreterà il successo. Dove poi si debba mettere il limite tra arte e intrattenimento, questo lo deve decidere ogni coreografo per se stesso.

Penso comunque che il fattore "intrattenimento" sia piuttosto iportante per alcuni generi più che per altri. Da qui il discorso per cui una coreografia o uno spettacolo di danza moderna viene considerata "arte"e uno di hiphop no. Ma di questo parlerò un'altra volta...

Il vero punto del discorso è perché si balla da un punto di vista personale.
Tipicamente un insegnante si trova di fronte una certa masnada di allievi. Ognuno di questi allievi è arrivato ad iscriversi per le proprie motivazioni. Alcuni perché hanno visto dei video musicali, alcuni perché gli piace ballare (in discoteca, ecc..), alcuni perché hanno visto Amici, alcuni perché cercavano un modo per passare il tempo, alcuni perché costretti dai genitori, alcuni perché sono curiosi, alcuni perché "c'è anche la mia amica".

Pochissimi allievi arrivano con l'idea di voler diventare dei ballerini. E questo è vero praticamente per ogni città a parte le più grandi (Roma, Milano, Londra, Parigi, ecc...) o per i centri di danza di avviamento professionale che cercano di essere tali (e lo sono grazie ai risultati) come Professione Musical a Parma.

In fin dei conti, per la maggioranza degli allievi, si balla per divertirsi o per sfogarsi. E questa è davvero un'ottima cosa. O almeno... lo è nella prima parte dell'anno, quando arrivano i nuovi allievi, partono i nuovi gruppi e c'è tanto entusiasmo.

Ma siccome ballare e imparare a ballare richiede tantissimi sforzi (perché è proprio così e da questo non si scappa, qualsiasi sia il genere che vi piace fare) arriva un punto in cui gli allievi, semplicemente, "mollano".

Non basta.. solitamente questo avviene da marzo in poi, proprio nel momento in cui invece l'impegno dovrebbe crescere. Ci sono più coreografie da imparare, c'è maggiore qualità da mostrare e così via...

A questo punto solitamente gli insegnanti si rendono conto di avere di fronte una massa di persone a cui fondamentalmente della danza importa ben poco, o comunque non abbastanza da permettergli di stare concentrati per due misere ore a settimana.

È da "prove" come questa che i gruppi passano dalla fase iniziale alla fase matura. Se il gruppo sopravvive al proprio periodo "down" allora ci sono buone possibilità che il lavoro negli anni successivi diventi molto positivo.

Se questo non succede, come ho visto accadere davvero tantissime volte, il gruppo si sfalda. A volte poco a poco, a volte molto velocemente. Rimangono poche persone, i qualche modo orfane del proprio gruppo. E bisogna ricominciare da capo.

Quindi, la passione per la danza, è davvero qualcosa di unico e raro, qualcosa di dannatamente prezioso. E chi ha questa passione spesso non viene capito dagli altri. Chi ha quel fattore K di cui ho parlato l'ultima volta viene normalmente considerato come "il secchione" o il capro espiatorio del gruppo.

Il risultato di tutto questo discorso?
Pochissimi ballano perché amano la danza, pochissimi hanno la passione giusta, pochissimi ballano pensando solo a se stessi e non agli altri. Possiamo comunque fare cose interessanti... basta volerlo!

Last Updated ( Wednesday, 27 May 2009 13:29 )  

Newsflash

Massimo rispetto per Andrea Rossi, carissimo amico che dopo anni di duro lavoro è finalmente entrato nel mondo dei professionisti del musical e dello spettacolo. Grandissimo Andre, ci sei amico.