Keasy, my life in Fashion

Keasy è parte del mio passato ma sicuramente resterà sempre parte di me.

Partiamo dall’inizio. La genesi risale a diverso tempo fa, ma c’è una coincidenza con l’aver conosciuto Gionata Galdenzi, anche lui riminese e mio coetaneo. Aveva cominciato a venire a lezione dove io facevo da assistente di hip hop. Neanche un anno e mezzo dopo abbiamo dato vita ad un nostro gruppo e l’anno successivo ci siamo messi ad insegnare insieme con lo scopo di attrarre le masse che non conoscevano cosa fosse davvero la danza hip hop.

Erano davvero tempi non sospetti. Abbiamo insegnato davvero a folle di adolescenti. Follie a parte, ci venne l’idea di creare un marchio di abbigliamento hip hop, che raccogliesse lo stile street che era altrimenti difficile da trovare in Italia. E fu così, che tra il serio e il faceto, che partì la nostra avventura imprenditoriale, fondando una società insieme ad una persona che da anni lavorava nel commercio di abbigliamento. Cominciammo cosìa confrontarci con il mondo della moda. Io e Jonny siamo, di natura, persone che si buttano anima e corpo nelle cose che fanno. In un anno e mezzo abbiamo imparato una quantità davvero notevole di informazioni. Certo, non partivamo da zero (di teoria ne conoscevamo) ma l’impatto con la realtà è sicuramente molto più istruttivo di un master super costoso.

Abbiamo sviluppato l’occhio per i tessuti, per i metodi di produzione(non passa volta che non mi metta a guardare se un capo sia ben confezionato prima di comprarlo), le stampe, i ricami, e tutto il processo che comprende ogni aspetto di questo mondo patinato all’esterno ma tremendamente pragmatico all’interno.

Dopo quella prima esperienza, ci siamo riorganizzati e abbiamo fondato una seconda società, Street Srl, insieme ad un nuovo socio, Walter. Abbiamo fatto quattro collezioni, partendo con l’invernale 2006-2007 e finendo con l’estivo 2008. Abbiamo investito soldi, ma soprattutto tempo, tempo, tempo, tempo, tempo e tanta tanta tanta fatica. I risultati, da un certo punto di vista, sono arrivati.

Il progetto è piaciuto, aveva delle potenzialità ed interessava. In qualche modo, funzionava. Diavolo, paragonato alle startup di moda siamo riusciti a mettere sul mercato ben 4 collezioni.

Ma allo stesso tempo i risultati veri non sono arrivati. Purtroppo la situazione del mercato richiedeva che alle spalle di un brand ci fosse obbligatoriamente una struttura estremamente solida. E a noi mancava. Senza di essa è stato impossibile sviluppare il prodotto e commercializzarlo come si doveva. Purtroppo in Italia, per quanto tutti ci dicessero che trovavano interessanti le nostre idee e il nostro modo di lavorare, così come i nostri prodotti e lo spirito imprenditoriale, nessuno ci ha dato una mano.

Abbiamo anche cercato di lanciare un nuovo prodotto, per vedere se saremmo riusciti a recuperare uno spazio che ci avrebbe permesso di rilanciare il progetto. Purtroppo un insieme di fattori, primo fra tutti l’impossibilità di fare fronte alle necessità economiche sempre più alte, ci ha fermati ancora prima di cominciare.

Qui si conclude la mia esperienza in Keasy. Un’esperienza che mi ha fatto conoscere di tutto, ogni possibile aspetto della gestione diretta di una propria attività, dalla logistica al business expansion, dall’amministrazione al commerciale, dal marketing al product development. Forse Keasy tornerà in altre forme, con altri nomi. Per me, è un capitolo passato.

Il nostro sito era www.keasy.it. Ora non c’è più.