Music

Ho cominciato a studiare musica a 9 anni. Per un anno ho studiato teoria, e poi ho cominciato con il pianoforte a 10 anni. Ho continuato per un paio di anni e poi ho smesso, continuando a suonare per i fatti miei e scoprendo la passione per il canto.

Da quando avevo 15 anni ho imitato i Blues Brothers ovunque le serate musicali mi permettessero di farlo. O per lo meno l’ho fatto per un paio di anni. Poi l’imitazione è passata, ma la voglia di creare una band di quel tipo mai. Cosa mi piaceva dei Blues Brothers? Beh, prima di tutto, direi la musica. Quei giri duri e pesanti di fiati e chitarre, spinte dal basso e dalla batteria che non lasciavano scampo, sono sempre riusciti a darmi una grande carica. Inoltre, l’energia e l’allegria di alcuni pezzi talmente storici e famosi da essere conosciuti praticamente da chiunque (vedi “Everybody Needs Somebody” o “Think”) sono elementi innegabili che hanno sempre toccato le vene musicali del mio animo artistico.

Ma non è sicuramente tutto qui. “The Blues Brothers” è un fottutissimo film di genere, dove la passione delle menti dietro al progetto esplode in ogni fotogramma della pellicola. È un cult assoluto, non si può discutere su questo. Si può dire che i Blues Brothers si sono mescolati con tutta la musica che riuscivo ad ascoltare a casa dei miei zii, che suonavano. Ho così scoperto l’acid jazz a 14 anni. Precoce direi. Mi ha traviato. Per un bel po’ non potevo che ascoltare musica non proprio pop.

Il tempo è passato, i miei studi musicali si sono ripetuti sul pianoforte fino allo studio vero e proprio del canto, per diversi anni.

E poi, dopo una lunga e travagliata fase di progettazione, finalmente nell’ottobre 2007 sono nati i Soul For Rent.

Siamo riusciti ad andare in scena con altre 14 persone suonando pezzi dei Blues Brothers, dei Commitments, Ray Charles, Aretha Franklin, Wilson Pickett, Otis Redding, e così via. La band è proprio una “big” band… è un impegno notevole. Gestire 15 persone è difficile, complesso, spesso stressante e frustrante. Per questo, dopo 4 anni, sono uscito da una formazione che sicuramente mi ha dato tantissimo ma che non corrispondeva più a una visione più professionale, alla quale mi sono per forza legato.

Per me l’arte è un’esigenza, su questo non c’è dubbio. Ma è anche un lavoro. In seguito ho cantato in diverse formazioni soul. L’ultima si chiamava Al and The Magic Tones. Sono state tutte belle esperienze ma che non sono potute durare molto per diversi motivi. Ovviamente ho continuato a cantare in diversi altri contesti. Spettacoli, animazioni, serate, feste private.

Ora che sono a Londra sto cercando di mettere in piedi una nuova band, per tornare a cantare di fronte a un pubblico.